
a cura di Francesco Bignardelli
Salve a tutti lettori e bentrovati a questa nuova recensione!
Oggi vi portiamo un saggio sulla vita di John Von Neumann attraverso il libro MANIAC, scritto da Benjamin Labatut e pubblicato da Adelphi.
PREMESSA.
Abbiamo davanti un saggio storico, sulla storia della scienza; un libro che non andrà a parlare solamente a una figura, seppur di incredibile importanza per la storia della matematica e della scienza in generale, ma avremo una visione anche della vita di altri suoi colleghi, di come si sono evolute teorie, studi ed esperimenti.
Vedremo quindi come le idee di un uomo possono veramente sconvolgere la realtà che noi abbiamo attorno.
Inoltre, non a caso il titolo del libro: MANIAC è il nome del calcolatore universale creato da Von Neumann e che nella mente del matematico avrebbe dovuto aprire la strada verso l’intelligenza artificiale, la fonte di inizio di tutte quelle teorie sull’evoluzione dei sistemi informatici moderni, ma ha anche un senso meno evidente.
Inoltre Maniac in inglese, significa maniaco, ossessione, follia, e la storia non solo del nostro protagonista, ma di molti dei suoi colleghi, è legata a invenzioni geniali, ma anche a vite folli, rovinate dalle loro ossessioni.
Questo è MANIAC.
Cosa mi è piaciuto.
Ho trovato estremamente leggibile il libro, grazie anche alla scelta di scrittura e di stile: non parliamo infatti di un saggio storico, ma di una biografia narrata dalle persone che hanno avuto a che fare con Von Neumann.
Un dossieraggio della storia dall’infanzia fino alla sua morte, molto chiara, fluida e avvincente.
Non ci sono momenti noiosi, e si percepisce tutta la passione e l’ossessione del matematico per le sue idee. La lettura diviene molto scorrevole e i punti di vista diversi delle persone che narrano, danno sempre più spunti e idee su quello che si va a leggere.
Genio o Follia? Oppure Genio e follia?
Una cosa che appare evidente nelle storie narrate su Von Neumann è che senza l’ossessione verso i numeri e calcoli, non avremo avuto il matematico che partecipò al progetto Manhattan, e che successivamente iniziò a sperimentare con la creazione di computer sempre più veloci, e se non fosse stato per i limiti meccanici dei computer all’epoca avrebbe continuato a sperimentare, forse giungendo a quell’idea che aveva in teoria di Intelligenza Artificiale.
Per quanto però sia affascinante studiare i successi di un uomo del genere, è anche incredibilmente triste vederne la parabola discendente, sempre più è stato avvolto dalle sue manie perdendo il contatto con la realtà.
È affascinante nonostante tutto, studiare questo parallelismo, e nella lettura si può notare come molti dei colleghi di Von Neumann avessero le proprie “ossessioni”; lui stesso era parte del “Clan degli Ungheresi” quegli scienziati che diedero un’impronta importante negli studi della bomba atomica, eppure tutti loro, come tanti altri scienziati e studiosi a Los Alamos, avevano le loro particolarità.
Quindi rimane la domanda: può il Genio esistere senza un lato folle? Senza la sregolatezza e l’ardire in certi esperimenti, può esserci quella scintilla di genio? In realtà non possiamo nemmeno dire in assoluto che sia così, ma non possiamo escludere che davanti a tanta intelligenza, la mente si ribilanci proprio così.
Cosa non mi è piaciuto.
L’unico problema che ho avuto nella lettura, di questa biografia, è stata l’ultima parte del libro.
C’è da dire che la parte finale è distaccata anche storicamente, in parte dal resto del saggio. Si giunge alla fine della vita di Von Neumann, e poi si inizia a parlare della sua eredità, ovvero l’intelligenza artificiale, e nello specifico di
AlphaGo e di come questa IA sia riuscita a sconfiggere il più bravo giocatore di Go del mondo.
Ora sia chiaro, c’è tutto il contesto, la storia del gioco del Go, come si è evoluto negli anni, e poi di come le prime intelligenze artificiali abbiano, negli anni ’90 sconfitto i più grandi giocatori di scacchi, e infine si giunge a questa sfida.
Tutto ciò mi è chiaro, ma è tanto staccato dal discorso iniziale, il protagonista del libro, tutto il concetto del MANIAC e del genio degli scienziati di cui parlavo sopra; senza contare che la storia è sì narrata, ma con una modalità differente di narrazione da prima.
Insomma, si ha la sensazione leggendo di leggere qualcosa di troppo scollato, mi verrebbe da dire che sia stato aggiunto successivamente al tutto, come per fare numero quasi e aggiungere un altro capitolo della storia. Ripeto si capisce la logica, ma è troppo slegato dalla trattazione iniziale.
In definitiva.
Maniac non è solo la storia di un uomo, ma è la storia di come menti geniali possono toccare l’abisso della follia; solo loro potranno uscirne o rimanerne inghiottiti.
La lettura è molto scorrevole, e la storia appassiona non poco.
Consiglio a tutti di leggere questo saggio anche se non si conosce la storia della matematica o di Von Neumann: non si entra infatti troppo in particolari tecnici, ma ci lasciano il giusto per capire di che si parla.
Quello che colpisce è la percezione dell’anima, dello spirito di un uomo e della sua idea, troppo grande per la sua epoca… ma i sogni degli uomini non muoiono mai, e la sua elaborazione noi ora la viviamo in prima persona.
Quando alla fine della seconda guerra mondiale John von Neumann concepisce il maniac – un calcolatore universale che doveva, nelle intenzioni del suo creatore, «afferrare la scienza alla gola scatenando un potere di calcolo illimitato» –, sono in pochi a rendersi conto che il mondo sta per cambiare per sempre. Perché quel congegno rivoluzionario – parto di una mente ordinatrice a un tempo cinica e visionaria, infantile e «inesorabilmente logica» – non solo schiude dinanzi al genere umano le sterminate praterie dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, ma lo conduce sull’orlo dell’estinzione, liberando i fantasmi della guerra termonucleare. […]
