
Amiche Lettrici e Amici Lettori,
anche oggi ospitiamo una tappa del blogtour dedicata al volume DI SPADE E DI EROI – Storie di Lame Leggendarie realizzato da NPS Edizioni: una raccolta di racconti fantastici scritti da diversi autori e autrici dedicati alle Spade più o meno famose che hanno un che di… leggendario!
Oggi diamo spazio a MAENA DELRIO, che ha partecipato all’antologia con un racconto intitolato La leggenda del tempio dell’acqua.
Buona lettura!
Benvenuta Maena Delrio
Parlaci un po’ di te. Chi sei? Cosa fai? Dove vai?
Ciao!
Non amo particolarmente parlare di me, preferisco siano le mie opere a farlo, ma se proprio insisti…
Da poco ho riletto Il piccolo principe e un passaggio mi ha colpito particolarmente: il protagonista sosteneva che ai grandi, alle persone adulte insomma, interessano i numeri, quanti anni hai, l’altezza, il numero di figli… ma che per conoscere davvero qualcuno quei dati non sono davvero importanti. Le informazioni realmente essenziali riguardano il suono della voce, il colore preferito, se ama di più il dolce o il salato. Ti dirò, ci ho riflettuto e credo che abbia ragione, proverò a descrivermi come farebbe lui.
Che mi chiamo Maena lo sai già, e pure che sono una scrittrice. Che amo la mia Sardegna penso sia evidente a chiunque abbia letto un mio libro o racconto, e la lettura (o l’ascolto, quando i problemi di vista e di tempo non mi permettono di sfogliare pagine) è parte essenziale della mia vita. Ma amo anche il disegno, la pittura, anche se sono decisamente più brava a scrivere, la corsa (o qualsiasi attività fisica che comporti il contatto con la natura)… e amo alla follia i miei figli. Quattro, per la precisione. Sono convinta che anche l’aviatore non se ne avrebbe a male , anche se ho citato il numero esatto, perché ciascuno per me è imprescindibile. Amo il colore viola, colleziono piante grasse e litigo spesso con il mio cane, un beagle che crede di essere un capobranco, che al mattino comincia ad abbaiare alle otto quando sa perfettamente che non usciremo prima delle otto e mezzo ( un giorno ci scriverò un racconto, lo giuro). Che altro potrei confidarti? Forse che, ogni volta che ho pubblicato un libro ho pianto per l’emozione, che in effetti ho il pianto facile e mi commuovo anche davanti ai cartoni animati. E che, quando mi hai proposto di partecipare a questa antologia dal tema così insolito, ho fatto i salti di gioia come una bambina che scarta il suo regalo di Natale.
Cos’è per te la scrittura? Hai qualche storia particolare da raccontare sul tuo modo di scrivere? (manie, vizi, virtù, aneddoti, passioni…).
Oh, ne ho a vagonate!
La prima curiosità riguarda i racconti a tema, che adoro particolarmente perché mi permettono di tenermi in allenamento e stimolare la fantasia. Beh, le idee più belle mi sono sempre venute mentre correvo. A volte è capitato che intere storie scorressero veloci nella mia mente insieme al ritmo dei passi. Il problema era riuscire a ricordare tutto fino al termine dell’allenamento! Un’altra peculiarità che mi contraddistingue è che attraverso la scrittura metto ordine nei pensieri, mentre se parlo tendo a ingarbugliarmi, a contorcere la lingua, a banalizzare certi concetti profondi che su un foglio bianco avrei espresso senza esitazione. Non so perché, mi succede e basta. Ho imparato a riderci su comunque, e questa sorta di autoironia mi aiuta anche nella scrittura, perché non ho mai paura di mettermi in discussione, non mi struggo nella preoccupazione di ciò che dall’altra parte si potrebbe pensare di me. D’altro canto ho grande rispetto per il lettore e cerco di curare il più possibile i miei scritti, così da poter offrire la loro miglior versione. E mi emoziono così tanto, nel farlo, che spero sempre di trasmettere almeno in parte ciò che ho provato, è una bella sensazione. D’altronde è così che ho pubblicato, la prima volta, scambiando emozioni letterarie con una scrittrice genovese, la mia amica speciale Mara Sordini, che alla fine mi disse:- Ho il desiderio di pubblicare dei racconti e pure la promessa di un contratto, ma non ho abbastanza storie, uniamo le forze?
Un altro aneddoto riguarda Gli impiccati non muoiono subito, all’epoca Il promontorio del faro. Lo scrissi in dieci giorni, e non avevo mai scritto un giallo in vita mia. Fu divertentissimo! E Donne di Ginepro? La mia prima fatica letteraria in assoluto, quando avevo appena compiuto trent’anni. Ancora non ci credo che abbia visto la luce, dopo essere passata attraverso mille revisioni. È stata la mia palestra di scrittura per anni.
Parliamo del racconto che hai scritto per “Di spade e di eroi”: La leggenda del tempio dell’acqua.
Come è nata l’idea?
Diciamo che è stata una folgorazione condizionata da una serie di eventi senza legame apparente. Mi era capitato di leggere, negli ultimi tempi, notizie di spade votive trovate nelle vicinanze di complessi nuragici e pozzi sacri. Avevo addirittura visionato alcuni video divulgativi su youtube a riguardo perché m’incuriosiva l’idea che un elemento prettamente maschile come la spada trovasse una collocazione presso un monumento dedicato al culto dell’acqua, così squisitamente femminile. In alcuni blog, poi, si discuteva sull’origine stessa di queste spade e le si metteva in relazione con i mitici guerrieri Shardana. Affascinante, vero? Quando mi hai proposto di scrivere un racconto proprio su quel tema non mi è sembrato vero!

A quale spada ti sei ispirata? Perché questa scelta?
Le “mie” spade sono ben venti, infisse sull’acroterio del pozzo sacro Su tempiesu, a Orune, in Barbagia, risalenti all’età del Bronzo. Acroterio crollato e rimasto sepolto insieme ai suoi tesori fino agli anni ’50, ma luogo di culto di grande importanza fino alla prima età del Ferro come testimoniano le numerose offerte votive. Quando si pensa alla spada nella roccia, subito si fa riferimento a re Artù. Che certamente è la più celebre, ma non la più antica! Le spade di su Tempiesu si perdono nella notte dei tempi. Potevo forse farmi scappare l’occasione di scriverci un racconto? No di certo!
Dove e quando si svolge la storia?
La storia si svolge attorno al tempio dell’acqua Su Tempiesu, alle pendici del monte Orus, l’odierna Orune, in un periodo imprecisato attorno al 1500 a,.c. , quando ha inizio la civiltà Shardana in Sardegna. Nel cuore della Barbagia ho immaginato l’arrivo di questi guerrieri che dal mare s’infiltrano nell’entroterra, e lo sconvolgimento degli equilibri in una società fino a quel momento prettamente matriarcale… e ho condito il tutto con un pizzico della magia di esseri soprannaturali come le janas, fate dispettose che vivono nei boschi e abitano grotte, e sono parte integrante del mito e delle leggende della mia bella isola.
Le differenza tra le spade originali de Su Tempiesu e quelle del mio racconto è una “licenza” alla realtà. Infatti quelle trovate nel pozzo sacro sono spade votive, troppo lunghe e troppo fragili per essere usate in battaglia. Mentre quelle dei miei guerrieri sono spade solide, usate per ferire e uccidere. Perché mai, infatti, dei coraggiosi guerrieri venuti da lontano avrebbero dovuto zavorrarsi con armi ornamentali nel loro cammino? Spero mi perdonerai questa libertà.
Inserisci una citazione dal racconto, se vuoi.
Un gemito soffocato, più simile al respiro pesante di certe forre che, quando il maestrale spazzava l’isola, portavano il mugghio delle acque profonde ad affiorare dal cuore della terra, ecco cosa aveva allertato i suoi sensi. L’aveva udito, Luxia, mentre vagava tra gli alberi, e subito la curiosità aveva sopraffatto ogni voto di prudenza. E adesso la jana fissava con un misto di disgusto e divertimento le fattezze del ragazzo arrotolato tra il fogliame e i licheni e lo squarcio sull’addome da cui stillava un denso sangue nero.
L’Autrice
Classe 1981, lo stesso compagno di vita da ventun anni, quattro figli, un cane e un pesce rosso, lettrice onnivora e scrittrice per passione. Amo il mare, la mia terra, la corsa e la pittura. Ho all’attivo diverse pubblicazioni, una raccolta di racconti a quattro mani dal titolo Oltre il confine in cerca di un nuovo editore, un thriller edito da Nps edizioni dal titolo Gli impiccati non muoiono subito e due racconti lunghi per la collana orientale di Delos digital, Il giusto ordine delle cose e Le mutevoli forme dell’amore. Il mio racconto La juaria è presente nell’ antologia Fantasmi d’ Italia, mentre per Maschere d’Italia ho scritto Le tre età dell’uomo. Nel tempo ho collezionato diversi podi e menzioni in premi letterari nazionali per racconti brevi, e una nuova pubblicazione, Donne di Ginepro, di cui sono particolarmente orgogliosa. Pur essendo secondo in ordine di pubblicazione, Donne di ginepro è il primo romanzo che abbia mai scritto.